Il punto è che se ti scordi il nome di un ragazzo, non importa. Lo chiami “coso” e a quello vien duro lo stesso. Al contrario, invece…

Cosa? (via spaam)

kon-igi:

Non avrei mai voluto scrivere questo post, sia perché riguarda una ragazzina di quindici anni sia perché è una cosa tanto nauseante che ancora adesso faccio fatica a soffermarmici.

Lo faccio perché tutto quello che riguardava l’argomento mi veniva sempre raccontato da testate giornalistiche, più o meno criminali nel dare la notizia, dai commenti al bar e dai messaggi privati di alcune ragazze che avevano vissuto la stessa esperienza.

Lo faccio anche perché non riesco personalmente a capacitarmi come le cose possano sfuggire di mano a una persona così giovane e a quanto sia ciclopico fare bene il proprio mestiere di genitore.

Prima di raccontarvi la storia ci tengo a dire che mi sono fatto molti scrupoli se parlarne o no pubblicamente, ma le persone di cui dirò sono al di fuori di qualsiasi contesto che riguarda me, la mia famiglia o la mia città e credo che sia fondamentale dare rilievo a cose un po’ più serie che non cellulite, lividi o orgasmi mancati.

Sabato mattina, una persona della cui ho la massima stima mi manda uno screenshoot di una chat dello smartphone della figlia, che quest’ultima aveva prestato ad una conoscente durante una festa; caso vuole che io conosca la ragazza a cui era stato prestato e il fatto che non fosse uscita dal suo profilo FB prima di restituire lo smartphone ha fatto decidere la proprietaria di parlarne con la madre, che mi ha mandato la chat.

Questa ragazza, due giorni prima, aveva subito da un suo coetaneo uno stupro anale.

Non è necessario essere padre di famiglia, basta far parte del genere umano per capire come mi possa essere sentito nel leggere la descrizione della violenza e come abbia fatto fatica a non andare a vomitare l’anima.

Per motivi professionali io conosco la madre di questa ragazzina e insieme alla mia compagna decidiamo di andarla a prendere e di portarla a casa nostra, con una scusa, per parlarle di questa cosa.
Questa donna di cinquant’anni, laureata in campo socio-pedagogico, di grande cultura e sensibilità ignorava completamente che la propria figlia, com’è venuto fuori poi parlando con alcune persone e incrociando qualche informazione, aveva come moroso un pusher di coca, beveva e fumava maria quotidianamente fino a rincoglionirsi e considerava il sesso (non protetto, ovviamente) come una normale interazione sociale.

Per me è stato straziante, come essere umano ma in questo caso come genitore, toccare con mano quanto a volte sappiamo poco dei nostri figli e ci creiamo di loro un’immagine sempre limpida e ideale, magari attingendo ai ricordi della loro innocenza infantile e tappandoci gli occhi di fronte alla nostra incapacità e al loro disagio.

Quindi decido di fare una cosa molto sciocca (direbbero alcuni… e io stesso col senno di poi) e vado a recuperare questa ragazzina che doveva essere in un posto (dice la madre) e invece era in un altro (indovinate con chi).

Ora, per quanto mi piacciano armi e sopravvivenza in un mondo popolato da zombie, non mi sono distaccato dalla realtà così tanto da decidere di gestire la cosa come in un film con Bruce Willis e quindi prendo con me Figlia n.1 e andiamo nel posto dove non dovrebbe essere.
Mia figlia mi serve per evitare di apparire come un rapitore pedofilo seriale ed infatti riesce a farsi dare un appuntamento per telefono, dicendole che l’avrebbe aspettata ad un certo chiosco dei gelati e che sarebbe dovuta venire da sola (lo so, fa molto film con Bruce Willis, però le ha detto proprio così).
Io aspetto poco distante, impegnato in una finta conversazione telefonica appoggiato al mio fuoristrada, mentre tengo d’occhio mia figlia e quando finalmente vedo la ragazzina che si avvicina da sola, rimetto il piede di porco sotto il sedile (perché vedi, o Figlia n.1 che leggi il mio blog, non siamo in un film di Bruce Willis ma non sono nemmeno un gonzo nato ieri).

La riportiamo a casa nostra, dalla madre, e il dialogo che ne è seguito è stato uno tra i più sconfortanti a cui io abbia mai assistito: negazione ad oltranza, ammissione parziale con fastidio e poi indifferenza.
Questa ragazza, non ancora sedicenne, ha considerato lo stupro un fastidioso incidente in un modo di essere e di rapportarsi con gli altri che ha sempre previsto una sessualità senza sentimento, in cui l’atto era relegato ad un consumo veloce con persone vuote.
Gli ormoni c’entrano poco.
Se una persona decide di vivere in maniera frenetica la propria sessualità e ha un carattere forte con cui riesce a mantenere la visione di certe priorità, può crescere indenne e ritrovare, in seguito, la misura del vero rapporto sentimentale con gli altri.
In questo caso la fragilità di carattere, l’iperprotettività della madre e la presenza-assenza del padre hanno fatto sì che questa ragazzina abbia creduto che quello fosse l’unico modo di relazionarsi con il mondo maschile per ricevere attenzioni e considerazione.

Io non so se poi la madre abbia deciso di sporgere denuncia (io personalmente gliel’ho sconsigliato, per non distruggere quel poco della figlia che è rimasto intatto e per l’inutilità di agire in un contesto così degradato) ma di sicuro ne dovranno fare di strada assieme per recuperare tutto quello che è andato perduto.

E io mi reputo molto fortunato delle mie splendide figlie, ma ho paura.

Date someone who gives you the same feeling of when you see your food coming at a restaurant

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Il vangelo secondo la pizza.

(via cakeslut0)