Con il tempo sono arrivato a concepire la pigrizia come una forma estrema di saggezza, la riluttanza come una virtù. Considero l’eliminazione di impegni, sfide, promesse agli altri e a se stessi una sorta di pulizia che si fa nel guardaroba a fine stagione per ritrovarsi più leggeri e presentabili. E penso che darsi un termine sia molto più onorevole e salvifico che farselo dare.

Gabriele Romagnoli, Vanity Fair, 2 luglio 2014

Da qualche mese mi sono data il permesso di fare piccole cose.
Come starmene a impigrirmi sul divano o su un prato senza dover inventare balle per poterlo fare.
Tipo diffidare dai centomila sorrisi del “dai facciamo andiamo” per raccogliermi nella mia tranquillità fatta di poche persone.
Lotto contro l’impulso di promettere di esserci (perché poi, mi conosco, e rimango sul serio) nei momenti dolorosi altrui per pensare a ricucire me cercando la leggerezza nell’afosità di quest’estate 2014.

(via kalasum)

maewe:

madeleineishere:

sometimes it’s the little victories that get me through the day…

cose bellissime

A me capita la mattina quando mi sfrego gli occhi per il sonno e poi penso OMMERDA l’eyelin-AH NO. YEEEEEEE

maewe:

madeleineishere:

sometimes it’s the little victories that get me through the day…

cose bellissime

A me capita la mattina quando mi sfrego gli occhi per il sonno e poi penso OMMERDA l’eyelin-AH NO. YEEEEEEE

Il punto non è che siamo già a metà luglio. Il punto è che siamo già a 39 anni.

Tempo che fuggi via e non mi lasci il tempo di realizzare tutti i miei progetti che nella mente si accumulano e nella pratica svaniscono, nonostante passi il tempo a razionalizzare qualche cosa che invece non si lascia neanche sfiorare. (via spaam)

Chissà dove va il tempo perduto. Magari nel cimitero delle cose sperate.